Caso Letta. La sudditanza dei politici lucani e la presenza di Renzi nelle nostre Comunità Marginali

Il chiarimento di Enrico Letta non ci ha convinto.

Il richiamo Grecia/Europa e Basilicata/Italia è stato, a parer mio, oltremodo, infelice.

Il buon Letta si arrampica sugli specchi.

La Basilicata non ha mai truccato i bilanci come la Grecia e ha tante riserve energetiche e idriche  (a beneficio della Nazione e di regioni assetate come la Puglia) da far impallidire le regioni del Nord Europa.

Il Matteo Renzi, nel frattempo, raggiunge le mete lucane, Potenza e Latronico, in primis.

In Basilicata si sperimenta la prima prova tecnica di rottamazione dei vecchi quadri dirigenti del PD.

C’è ancora molta strada da percorrere e il buon Donato Salvatore, ex cavallo di razza socialista,sostiene che la mediocrità ha preso il sopravvento e si rammarica che in Basilicata si parla più di Renzi che di mancato sviluppo industriale e di nebuloso  futuro Fiat.

Il suo buon lavoro all’ASI di Potenza non può che avvalorare il  rapporto costruttivo instaurato, qualche tempo fa, in Basilicata, tra datori di lavoro, sindacati e Istituzioni.

Non a caso, dobbiamo ricordarlo a Letta,  sembra  trascorso  un secolo, da quando l’ex Vice Presidente, con delega al Sud, Ettore ARTIOLI, sosteneva  in una intervista, apparsa sul  “Corriere Mezzogiorno” che la Basilicata rappresentava il “top” delle regioni meridionali.

L’ex Vice Presidente Artioli proseguendo nella sua intervista  confermava che la “Regione Basilicata” è l’unica regione che è riuscita a consolidare un tessuto imprenditoriale e sociale,  rispondendo alle necessità richieste dalla stessa  Confindustria di Montezemolo.

Erano  giudizi  così netti  che non si prestavano ad alcun  equivoco di sorta, caro Letta.

Faceva  tanto piacere riscoprire, che tante persone “che contavano”, ci stimavano,  ci gratificavano e credevano fermamente nel nostro futuro.

Non ultimo,lo stesso  Romano  Prodi ,che, nel corso della  visita al Circolo Lucano di Bologna  auspicava una “lucanizzazione” di tutto il centro-sinistra.

Nel corso dell’incontro  la frase più ripresa era la seguente: “Ce ne  fossero tante BASILICATE in Italia…”

Purtroppo, il nostro “peso politico” si è notevolmente “affievolito” in questi ultimi anni.

A tanti commenti positivi fanno da contraltare i soliti e  mai chiariti “cahiers de doleance” e i soliti deficit  infrastrutturali.

L’affermazione elettorale del  “PD giovane” alla De Maria,  rappresenta un  ricambio fisiologico o è il frutto consolidato di un malessere di quelle popolazioni?

Noi, cittadini vaccinati, di una certa età,  non crediamo  nella  fisiolo gia della  politica.

Siamo fermamente convinti che  le  realtà territoriali , quelle più dinamiche e quelle più marginali hanno bisogno di una vera rivoluzione copernicana.

Non bastano i rottamatori alla Renzi…ci vuole ben altro.

Siamo fermamente convinti che la Regione  deve investire nei prossimi anni  sulle “risorse umane e materiali” che non sono mai state prese in seria considerazione, specie nelle nostre comunità marginali.

La g rande attenzione è ancora rivolta , purtroppo,  alla “POLPA”  del territorio lucano.

Al contrario, assistiamo ,ancora oggi ,alla totale  indifferenza riservata “all’OSSO”.

“Osso” lucano protagonista solo di  bulimiche sagre casarecce (dal baccalà alla salsiccia, dal cavatello alla strazzata e via discorrendo).

Il buon Manlio Rossi Doria sarebbe deluso da tali comportamenti.

La mancanza di dibattitti e di approfondimenti di spessore ci fanno ulteriormente intristire.

Se ,nei prossimi anni, saranno  confermate  le stesse politiche odierne , condite da ambigue affermazioni alla Letta, i  nostri piccoli Comuni subiranno un vero collasso demografico.

Un collasso demografico  che ha raggiunto picchi altissimi.

Gli  “indici di vecchiaia” (rapporto tra gli abitanti superiore ai 65 anni e inferiore ai 14)  si sono purtroppo raddoppiati rispetto a quelli nazionale.

E’ un dato che desta tanta preoccupazione e fa tanto riflettere.

Se Moody’s  e  la  Confindustria  di Montezemolo , negli anni scorsi, sostenevano  che ci eravamo incamminati nel giusto “percorso economico e produttivo”(oggi, statico e critico), grazie ad un valido  tessuto imprenditoriale e sociale, vorrà dire che la “Regione” dovrà  adottare la stessa metodica   per le nostre  piccole realtà marginali.

Non c’è più tempo da perdere.

Quante volte ci siamo chiesti se, in presenza  di  informazioni e dati certi, e, soprattutto, di  veri “Centri di documentazione plurispecialistici e interdisciplinari”  all’uopo, preposti, ci sarebbero state  tante disattenzioni nei confronti dei piccoli borghi?

Sarebbe bello,  se si potesse ipotizzare  e realizzare  una serie di progetti,duraturi e concreti , non più calati dall’alto, ma, curati e gestiti dai vari attori sociali, presenti in loco.

Del resto, bando alle effimere  sagre… come sono nate le Città del miele, del vino, del sambuco, ?  (Ripacandida,Vulture-AltoBradano, Chiaromonte ecc.).

Esse  non sono forse l’espressione dell’ “autoctona” Associazione locale?

Se la Regione ha ottenuto il riconoscimento DOP e IGP del fagiolo di Sarconi lo si deve , soprattutto, a questo circolo virtuoso dell’associazionismo produttivo locale.

Se le Associazioni delle Pro Loco avessero potuto puntare sullo sviluppo, con il supporto di esperti del settore, avrebbero ottenuto certamente risultati ancora più  brillanti, più immediati e più lusinghieri.

I giovani politici  quarantenni alla Renzi, in primis l’amico Giovanni Casaletto, devono  comprendere  che attraverso  Alsia,  Centri di Eccellenza,  Università ecc.,  si possono sviluppare “nuovi disciplinari”  e favorire prodotti dop e  “varie tipicità ” lucane, poco conusciute, ma, molto ambite.

La conferma viene dalle Fiere campionarie, dal turismo ai prodotti enogastronomici gli stands della Basilicata sono sempre affollatissimi, con buona pace di increduli imprenditori del nord e  triestini in particolare, meravigliati dal successo riportato dai nostri prodotti di nicchia.

Sono tanti piccoli “tasselli”  che avvertono la necessità di puntare sulle  potenzialità delle aree interne della regione, con le stesse opportunità e con le stesse garanzie offerte a Matera, Melfi, Metaponto e Maratea.

Investiamo sulle piccole realtà di Montagna.

La  “gens”  della montagna lucana è ancora tanto onesta e genuina, come lo sono i suoi incontaminati prodotti.

E’ stanca di essere tradita, lo dicevamo ieri, lo confermiamo oggi, e h a tanto bisogno di persone serie, meno furbe e più propositive, che sappiano coniugare  bene l’interesse di tutti.

In questo modo, si può costruire una vera Comunità Democratica, tanto auspicata, dai rottamatori di Renzi…e, dove, soprattutto le aree marginali , meglio conosciute come il “mondo dei vinti” sia, almeno, in parte,  protagonista.

mauro.armando.tita@alice.it

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