Clientele e partiti è l’ora dei fatti

Pubblicato su Primo Piano e sitoweb del  Quotidiano della Basilicata

Con vivo interesse e con un po’ di orgoglio personale seguo il dibattito politico sul Quotidiano.

Un dibattito che si ciba di normalità e di semplicità come le verità sottese.

Normalità che hanno un solo obiettivo: creare il vero percorso virtuoso.

Una normalità apprezzata dal serio pianeta formativo lucano,  e, perfino, dalla “Padania online” e dal suo sitoweb www.padania.org (per quanto concerne le nostre denunce sugli sprechi della formazione).

Un giornale può sostituirsi alle Istituzioni e alla Società civile?

Noi rispondiamo di SI!, senza alcun indugio (vale… sia per la Basilicata che per tutto il Sud).

Da tempo immemore perdura nella nostra società lucana  tanta  insensibilità,tanta  indifferenza e tanto vuoto.

Oggi abbiamo la certezza che tutte le nostre vecchie battaglie e le nostre denunce  sulla meritocrazia e sul clientelismo forsennato hanno prodotto effetti devastanti nella politica lucana e nella presente campagna elettorale.

Non ultima la vasta eco prodotta dalla  proposta dell’amico Ribba (ben tornato!) sul razionale e positivo accorpamento dell’insignificante e inutile Acqua spa (FONTE di assunzioni clientelari e poco professionali) di  Acquedotto Lucano e di Sel (abbiamo già prodotto fiumi di approfondimenti e di  denunce).

Tutto ciò ci rincuora e ci inorgoglisce. Vi ricordate la marcia dei quarantamila organizzata dal Quotidiano di Calabria?

Tutti abbiamo approvato quella bella manifestazione. Eravamo stanchi delle violenze fisiche e morali.

Volevamo costruire, anche, noi uomini di buona volontà, con le parole del Procuratore Di Landro, una terra bella e gentile.

Un terra Bella e gentile com’è la grande umanità e la grande ospitalità dei lucani e dei  meridionali  in genere.

Consentitemi di fare un ringraziamento  ” postumo ”  e di rivolgere uno sguardo di assenso e di consenso alle migliaia di giovani calabresi e non, presenti alla manifestazione di Reggio.

Anche i  giovani lucani devono chiudere con la “stagione del disimpegno”.

I Giorgio Santoriello, i Giuseppe Macellari e  i tanti trentenni che hanno animato il nostro dibattito sul Quotidiano  non devono essere lasciati SOLI.

Bisogna far propria l’ “etica delle istituzioni”.

Un’ etica, come sosteneva l’amico  Lucio Lecce, qualche giorno fa, sul Quotidiano  rivolta, in particolar modo,  al “Pianeta giovani” lucano.

E’ nostra intenzione non abbandonare il confronto serio con le realtà giovanili  locali.

E’ noto a tutti che tanti  giovani lucani animano, da protagonisti , il dibattito politico e sociale,  fuori dai confini regionali.

Una ragione ci deve pur essere. I nostri giovani lucani sprigionano sul “Continente” tutta la loro forza e  tutta la loro carica emotiva  soprattutto nei “luoghi della cultura” e del sociale che conta.

Gli  esempi al riguardo sono tanti basterebbe citare  Mariolina Venezia e Rocco Papaleo, del tutto sconosciuti in Basilicata fino a qualche anno fa.

I  nostri giovani lucani  devono superare lo “status di rassegnati” e  sapersi  rapportare con le Istituzioni regionali e locali.

Essi devono ricreare quel rapporto fiduciario per raggiungere certi obiettivi di tipo occupazionale.

Essi devono esercitare una “vera consapevolezza” ; quella consapevolezza che, putroppo, non è ancora patrimonio della maggioranza degli stessi.

Nel frattempo se cresce  il terzo settore una seria motivazione ci sarà.

Crescono le Cooperative Sociali, cresce l’associazionismo, cresce la presenza dei giovani al loro interno.

E’ un dato estremamente positivo che “valorizza” le intelligenze lucane come auspicato ultimamente dal Sindaco Santarsiero nell’inaugurare il nuovo centro del Volontariato potentino.

Sottoscriviamo pure  la lucida analisi del consigliere Navazio sul Bilancio Sociale.

Tremila occupati negli ultimi anni rappresentano un degno e positivo riscontro al riguardo.

Eppure migliaia di laureati lucani, da troppo tempo, sono  inoccupati e sono  in attesa del primo impiego.

Su di loro,  incombe una nuova minaccia.

Qualche tempo  fa, si è troppo polemizzato, anche sulle pagine del Quotidiano, sulla competitività di molte nuove Università e sulle lauree facili.

Sfornare laureati significa essere presenti sul mercato delle professioni  ed avere un forte appeal.

Le piccole Università  italiane si comportano  come un qualsiasi promoter di prodotti.

Per fortuna,  il solo ex Ministro Mussi, nel recente passato, aveva stroncato questo cattivo  marketing dimezzando il riconoscimento di tali Titoli di Studio.

In Basilicata, però, vi  è certamente una crescita esponenziale  ed abnorme di laureati “sfornati” da piccole Università che penalizza le Intelligenze lucane, fuori tribù.

Grazie agli effetti, delle mai dimenticate Riforme Berlinguer- Moratti, e di discutibili convenzioni tra Istituti parauniversitari e PP. AA.,  sono lievitati a dismisura i laureati cinquantenni e sessantenni, sia in Regione e  sia negli Enti locali.

Tutto  ciò ha comportato una grave ingiustizia con  un’ulteriore penalizzazione dei/ai  giovani laureati lucani.

Giovani laureati, pronti a subentrare alla vecchia dirigenza, ma, già,  ampiamente  delusi, da una imprenditoria lucana, molto familistica  e poco aperta alle innovazioni, da Centri per l’Impiego  obsoleti,  mutuati, ancora, sui  vecchi e stantìì assetti organizzativi degli  Uffici di Collocamento Comunali.

In tale contesto è difficile che i giovani laureati  lucani possano sprigionare  una vera energia pulita e una nuova etica.

Ma,  nonostante, tutto ciò, tanti  nostri giovani  si rispecchiano fedelmente  nell’identità e nella democrazia, nella rete e nel contesto, nella legalità e nella trasparenza.

Partecipazione, educazione al dialogo e verità sono presenti nei nostri social network.

Tale contestualizzazione non è stata determinata nè dal fallimentare Patto con i Giovani, nè dai Forum Regionali e Comunali, ma, da  una voglia irrefranabile di partecipazione forte, condivisa e supportata da veri ideali.

Tanti sono i progetti posti in essere da seri giovani laureati lucani.

Sono “progetti giovani”, dotati ,di tanta creatività, riproposti e ripresi  dal Quotidiano, qualche giorno fa.

Progetti che non amano gli interventi a forte impatto dirigista.

Questi giovani ci convincono che i diritti e la cittadinanza degli stessi, non possono essere imposti da un desueto “cartello psuedo-istituzionale” ma,  da un sentirsi parte responsabile di una collettività.

Esserci e organizzare attività di gruppo, stare bene insieme, portare avanti rivendicazioni e proposte condivise, bandire il  disimpegno e la deresponsabilizzazione.

Ai nuovi amministratori regionali spetta  il serio e ingrato compito di integrare le giovani generazioni, con vere aperture di “credito politico”, che ribaltino definitivamente l’attuale ricorrente dinamica di semplice ascolto, di demagogia pura e della  stupida retorica di sempre.

Solo in questo modo si costruisce la vera “cittadinanza giovanile”.

IlluderLi, come nel recente passato, non sarebbe nè democratico  e  nè corretto.

Sarebbe una grave sconfitta per tutti.

Oltretutto, come sostiene Bernard Henry Lévy  “LE ILLUSIONI NON HANNO AVVENIRE”.

Noi “società adulta” siamo stanchi dei troppi privilegi, delle troppe sperequazioni e dei troppi debiti accumulati e rinviati alle nuove generazioni con una tremenda politica sprecona, familistica e clientelare.

“L’osare” (bello l’acronimo) di Lucio Lecce, la voglia di “meritocrazia” di Pittella con  il richiamo sugli sprechi di Pedicini  non devono essere solo SLOGAN, ma, atti e fatti concreti, mutuati su programmi  da ONORARE.

Mauro Armando Tita

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