Le contestazioni di Marsico, la Macroregione e il candidato PD a sindaco di Potenza

In queste ultime settimane ho dedicato la mia attenzione a problematiche impegnative (come quelle su Don Diana e la pavidità italiana e meridionale, in particolare).

Consentimi ora di proporre una nota che non vuole avere nessuna velleità, ma ha lo scopo per qualche minuto di introdurre nei nostri “strizzati” cervelli un  pizzico  di salutare e  obbligata dose di “igiene mentale”.

Abbiamo  bisogno di tanta autoironia e di sarcasmo durevole.

Noi “maturi “uomini lucani dotati di sola buona volontà facciamo fatica a capire il momento politico che stiamo vivendo.

Non capiamo nè i silenzi dei politici sui presunti saccheggi territoriali,nè la rassegnazione dei lavoratori e delle forze sindacali e di sinistra lucane sulla crisi strutturale dell’economia lucana.

In questa nostra cara e bella regione prevale, pur, in presenza, delle ultime e  furenti contestazioni di Marsico una grande rassegnazione e una grande tristezza.

Non abbiamo alcuna intenzione di aprire il solito cahier des doleances.

Vogliamo solo mettere in rilievo le tante contraddizioni che ci persequitano quotidianamente.

Avremo tanto bisogno di vero e puro Federalismo per le nostre immani ricchezze energetiche (colcacolati oltre venticinque miliardi di introiti sul nostro petrolio) ci rispondono con la Macroregione.

Trovo irresponsabile e inqualificabile una presunta complicità di interessi e di intenti con regioni come Calabria e Campania.

Qualcuno dirà che sono chiuso e provinciale, razzista ed egoista.

Abbiamo constatato in questi ultimi quindici anni il tasso di egoismo e di individualismo cresciuto a dismisura nelle regioni del Sud e nelle megalopoli di Napoli, Roma, Catania, foraggiate da decreti SALVATUTTO, compresi sprechi, voragini finanziarie e debiti vergognosi.

Per i grandi innovatori che vorrebero la macroregione aperta ai mercati mediterranei è d’obbligo riflettere su alcuni aspetti sconosciuti a noi tutti del progetto South Streem e il riferimento al nostro petrolio (forse come merce di scambio) nelle “triangolazioni energetiche” germania, russia turchia.

Sono politiche oscure che la macroregione comprenderebbe poco, come poco hanno compreso il popolo lucano e le sue istituzioni regionali.

Qualcuno obietterà e dirà che l’apertura di credito alle regioni mediterranee sconvolgerà assetti produttivi e mercati.

Noi siamo convinti che il processo della macroregione sarà lunghissimo e che le emergenze campane e napoletane, in particolare, potrebbero prevalere su tutto e su tutti.

Volete un ulteriore esempio, personale concreto.

In oltre trent’anni di onorato impegno da funzionario regionale non ho mai visto la presenza di un collega campano ai vari e molteplici tavoli tecnici sull’occupazione, sulla cultura, sulla formazione e via discorrendo.

Forse lo ritenevano INUTILE. Chi è vissuto di asssitenzialismo fino al midollo non potrà creare la MACROREGIONE moderna e competitiva.

Ci vorranno secoli per rimuovere tali patogeni bubboni.

I nostri centri Storici con la Macroregione saranno invasi dai vari  “lanzichenecchi”, pronti a comprare e ristrutturare le nostre belle casette con mancati pagamenti e incompiute come avvenuto in questi ultimi anni.

Forse aumenteranno i traffici dei camion sospetti nei nostri bei polmoni verdi e l’area del petrolio servirà sempre più Taranto, la Puglia e le sue crisi.

L’acqua non sarà più pagata dalle anoressiche royalties odierne puglies e le denunce contro le multinazionali per gli irrisori canoni pagati non sarà oggetto dei nostri DEF e Potenza capoluogo, città regione non avrà più i riflettori di questi giorni.

Saremo sempre più Provincia dell’impero e le primarie del PD non interesseranno che pochi addetti ai lavori.

In tal senso la scelta dell’avvocato Luigi Petrone da parte di una fazione PD si è già persa tra le tante “insidie” correntizie.

All’avvocato Petrone consiglierei la lettura di un episodio particolare vissuto negli anni trenta:

“In una nobile cittadina della nostra provincia  un fervente gerarca, mentre innneggiava al regime del tempo, fu sollevato da un gruppo di ardenti camerati e portato in trionfo, ma, durante la frettolosa e maldestra manovra, le sue sporgenze inguinali restarono dolorosamente prese in un’implacabile tenaglia di braccia.

Il  malcapitato  per alcuni minuti inutilmente gridò: NON COSI, ‘NON COSI’ !

Insomma il trionfo fa piacere ma non a un prezzo così crudele.

Noi siamo convinti che la scelta di petrone risenta di questa frettolosa, maldestra ed egocentrica scelta “cuperliana”.

Per il resto lasciamo cadere l’ipotesi e il sogno della macroregione.

Non a caso l’allegria meridionale e napoletana ,in particolare, che aveva da sempre un “valore rotondo” non è più di casa nel Mezzogiorno e nella nostra regione Potenza è stata definita  la città più triste d’Italia.

Lo stesso dicasi dei  napoletani e dei meridionali in genere definiti da Eurobarometro i più tristi d’Europa.

Teniamoci le nostre tristezze senza macroregione e senza vergognose divisioni campanistiche.

mauro.armando.tita@alice.it

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