Le liberalizzazioni di Mario Monti: una profonda delusione

(Commmento pubblicato sul Quotidiano e Basilicatanet)

Caro direttore

Che profonda delusione per i tanti liberal costretti a ingoiare il rospo di una mancata e seria liberalizzazione delle professioni.

Lo ha ammesso con tanta onestà intellettuale il Sen Bubbico, relatore del decereto Cresci Italia, nella bella intervista rilasciata al  nostro bravo Mario Petrone.

Una onesta  ammissione del senatore che con obiettività ha giudicato lo stesso decreto sulle professioni,  incerto e timido.

Tante speranze e tanti buoni propositi “sfaldati” nel vuoto assoluto del mancato provvedimento “liberale”.

Hanno vinto corporazioni e lobbies.

Dopo secoli  di indifferenza,   dopo tanto scetticismo,  dopo anni di insufficienti applicazioni delle direttive europee,  le nostre  denunce  inascoltate e inabissatesi in un disgustoso oblìo,   “nutrivano”  una grande fiducia nei confronti del  Governo Monti

Fiducia delusa ed evaporata dopo i primi provvedimenti del Senato.
Noi che su questa materia ci siamo “spesi” da tempo immemore  avevamo orgogliosamente applaudito l”Authority  Antitrust.

Authority che  aveva  deciso di denunciare  il ritardo del recepimento della direttiva europea 2005/36CE (termine scaduto nel  lontano settembre 2007)e aveva  messo sotto  “inchiesta” ben 13 Ordini Professionali.

Oggi pure l’Authority Antitrust segna il passo e  tace  sulle liberalizzazioni del Governo Monti.

Per noi liberal e riformisti   che auspicavamo seriamente e concretamente  l’inserimento di tanti giovani laureati  nel nuovo mercato delle professioni …il varo del decreto Monti ci ha sconfortato e terribilmente  deluso.

Credevamo di far leva su una vera rivoluzione liberale …ci siamo svegliati con qualche “manciata”  di notai o  di farmacisti  in più.
Sinceramente è  troppo riduttivo il risultato conseguito.

Tutto scomparso , tutto evaporato  da selvagge e lobbistiche pressioni parlamentari.

Non vi è traccia di equità nei confronti delle   nuove generazioni professionalizzate.( comprese quelle lucane).

Qualche settimana  fa sulle pagine di Controsenso ausoicando una sana imprenditoria lucana  ci eravamo  chiesti se  in Basilicata le leggi di un’economia mondializzata potevano produrre profondi  cambiamenti per le professioni ordinistiche.
Quante volte  abbiamo approfondito  l’argomento  su Controsenso.

Quante volte abbiamo informato l’opinione pubblica sul  nuovo mercato delle professioni e sulle “nuove direttive europee”.

Sembrava quasi una “vox clamantis in deserto”.

Nessuno aveva il coraggio di approfondire la materia, non vi è stato mai  un riscontro serio ,  nè un misero approfondimento…eravamo e siamo in presenza di “buio”  totale.

Più volte ci siamo soffermati sull’impatto di un nuovo “capitale intellettuale”sulla nostra fragile economia.

La sola applicazione della direttiva comunitaria 36/2005 poteva distruggere  le gerarchie tradizionali lucane.

Al contrario la sfida lanciata dal governo tecnico di Monti (da noi recepita con tanta fiducia)  che doveva  integrarsi con il nuovo mercato europeo degli operatori del sapere non ha scalfito di un millimetro  il vecchio gotha ordinistico.

Dov’ è  finita la  sfida  lanciata da Monti  sulle nuove organizzazioni?

Dov’è finito il decreto legislativo 207/2007 di recepimento della direttiva europea 36/05.

Dove sono finite le Organizzazioni  formate da professionisti di diversa specializzazione e  di diverse  esperienze  interdisciplinari.

Tutti dovevano sentire  il respiro di questa  nuova rappresentanza di interessi.

“L ‘associazione delle  professioni” doveva sconvolgere gli attuali assetti  di tipo “ordinistico”  inadeguati alla concorrenza.

I nuovi talenti dovevano misurarsi con la nuova sinergia sociale fra le diverse aree delle professioni intellettuali.

Lo abbiamo ribadito fino alla noia e  nell’oblìo totale che occorreva attivare un  nuovo “osservatorio delle professioni intellettuali”.

Osservatorio che  doveva seguire  le modalità di recepimento  della direttiva comunitaria 36/2005 a cui andava aggiunto il Regolamento 1435/2003 del Consiglio U. E.

Con il decreto sulle liberalizzazioni è  definitivamente tramontata la peculiarietà del modello dell’associazione delle professioni e la presenza dei liberi professionisti nei rispettivi mercati di riferimento, restano i soli amministratori di condominio.

Bisognava rispolverare la proposta CIU (Confederazione Italiana Unionquadri) tesa alla creazione di uno ” spazio europeo della conoscenza”.

Spazio europeo definitivamente affossato dall’Italia delle lobbies ordinistiche con le loro   egoistiche corporazioni.

Si doveva fare un passo indietro e fare  posto ad una nuova e vera  stagione delle professioni.

Si doveva creare  l’quità tanto agognata da Monti  nei confronti dei  giovani laureati inoccupati.

Si doveva dare risposte alle serie indagini di  Almalaurea.

Almalaurea che crudamente e crudelmente  ha sancito in modo inequivocabile che il 19% dei laureati italiani (non entriamo nel merito dei laureati lucani… fermi al palo )è disoccupato e fuori dal mercato.

Queste nuove  “associazioni delle professioni” dovevano essere  il vero motore e  il cuore dell’attività di impresa.

L’associazione delle professioni con il suo apporto di competenze , di  capacità,  di  scelte, di  decisioni e di responsabilità condivise poteva valorizzare   i tanti giovani talenti  compresi quelli lucani sulla base delle conoscenze e sulla base della concretezza dei progetti proposti.

Con le Associazioni delle professioni si potevano  creare forme di collaborazione tra servizi interprofessionali  e  catene di produzione.

Per la prima volta potevamo superare  l’attuale momento di incertezza, valorizzare  i ricercatori, i quadri e i mediatori tecnologici.

Questi ultimi  seriamente impegnati a supportare  le PMI lucane per  superare le frontiere dell’innovazione.

Saremmo stati  orgogliosi di questa   nuova categoria sociale, fiduciosi come eravamo del Governo Monti.

Noi vogliamo sperare ancora che la grande stagione delle liberalizzazioni e del  riformismo si concretizzino seriamente con norme innovative  attraverso lo strumento del nuovo STATUTO regionale.

Nutriamo un po’ di fiducia (quasi del tutto scomparsa) nel  consigliere Santochirico sensibile alle innovazioni di metodo e di processo.

Lo statuto regionale non può tralasciare le associazioni delle professioni,  le direttive europee e i regolamenti del Consiglio U. E. già ampiamente sopra  richiamati.

Le opportunità che il modello delle associazioni delle professioni offre in termini imprenditoriali consistono  principalmente nella gestione delle prestazioni e nelle competenze multidisciplinari.

Competenze e  capacità in grado di offrire alle varie utenze servizi professionali diversificati e di livello elevato.

Lo Statuto regionale recependo il modello delle Associazioni delle professioni  può rappresentare uno strumento importante per valorizzare nuove competenze contribuendo  a superare le resistenze che oggi si frappongono all’accesso dei giovani alle professioni.
Bisogna far presente, ad onor del vero,   che il DL. 138 /2011 del Governo Berlusconi aveva ipotizzato concretamente una seria RIFORMA delle Professioni.

Riforma volutamente ignorata a favore del  varo di un  Decreto Monti  che ha prodotto qualche migliaia di farmacie  e qualche centinaia di Notai in più.

Un miserrimo risultato per una mediocre e poco  esaltante rivoluzione LIBERALE italiana.

mauro.armando.tita@alice.it

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