L’umanesimo della Montagna lucana di Arminio tra sviluppo sostenibile e poesia

Noi che siamo cresciuti con il mito dell’osso di rossi-doriana memoria e delle aree marginali e interne del Sud e della Lucania, in particolare, non possiamo che complimetarci con Franco Arminio e la sua stupenda Kermesse  culturale in quel di ALIANO.

Il poeta e paesologo Franco Arminio ha confezionato “La Luna e i calanchi” un gran bel progetto, molto ambizioso, un progetto che sarebbe stato tanto apprezzato da “Don” Carlo Levi e da Rocco Scotellaro.

Il buon Franco ha onorato la mia persona dell’invito alla manifestazione.

Lo ha seguito con pathos e grande stima anche  il Presidente De Filippo e il Sindaco di Aliano.Ne siamo sinceramente colpiti, in positivo.

Nello squallore culturale degli spread e delle borse ritrovare tanta sensibilità in uomini politici  come il Presidente della Regione e il Sindaco di Aliano è motivo di grande soddisfazione e di  una vitale boccata d’ossigeno.

Franco Arminio lo seguiamo da tanto tempo.

La sua scelta di vita e la sua mission ci appassiona e ci sta molto a cuore come  l’identità e l’orgoglio dei nostri Comuni, dei nostri Cento Campanili.

Cento campanili che non  hanno ancora  maturato la consapevolezza di unirsi e di dialogore seriamente senza egoismi di sorta.

Nel frattempo qualche timido tentativo di dignitoso orgoglio è venuto dai Comuni del Marmo e dalle aree interne dell’Alta Montagna del Vulture.

Questi Sindaci spronati dal buon successo di turisti pugliesi che hanno raggiunto con ogni mezzo le splendide Cascate di San Fele immerse in un invidiabile polmone verde (con una sorgente di acqua naturale freddissima pur con i 35 gradi) chiedono di essere coinvolti in un progetto di sviluppo serio e duraturo.

Sono Comuni interni , caro Arminio,  stanchi di subire umiliazioni e  disattenzioni.

Sono Comuni che sono stati oggetto ultimamente (vedi Quotidiano) solo di  falsi scoop giornalistici.

Sono Comuni dove prosperano  il negativo quotidiano e la rassegnazione.

Da decenni questi Comuni sono fuori da una minimale  programmazione regionale, fuori dai processi di sviluppo e fuori dalle circuitazioni culturali di spessore.

Gli ultimi atti caro Arminio (lo puoi constatare in quel di Bisaccia)risiedono nella vecchia  legislazione post sisma.

Non abbiamo mai dimenticato lo schema idrico  dell’Acquedotto del Sele (tanta Alta irpinia)e l’arteria Ofantina Vitalba collegata alle aree industriali 219.

Da quel momento il buio totale.

Fuori gli schemi idrici minori, fuori la zootecnia, fuori i processi di sviluppo turistici, fuori l’agrindustria, fuori le campagne di scavi archeologici, fuori gli ultimi presidi agrituristici, fuori tutto.

Le nostre aree marginali si sono rinchiuse in un guscio assistenziale con qualche piccola oasi derivante dal Bacino Fiat Sata e indotto.

Oggi che la crisi industriale ha mietuto nelle nostre aree interne centinaia di vittime sia nell’edilizia e sia nello stesso indotto Fiat  non è più possibile emarginare i piccoli Comuni montani.

Piccoli Comuni che chiedono di essere coinvolti in veri programmi concreti.

Chiedono di essere inseriti nel sessennio FERS 2014/2020.

Sono stanchi di assistere a interventi sporadici e fuori controllo.

Pretendono di essere ascoltati e di essere protagonisti di scenari di interventi strategici.

Scenari di intervento che ritrovino le vecchie e mai logore programmazioni di settore.

Programmazioni che avevano come scopo un’area sinergica e omogenea.

In questo modo, caro Franco, sono nati i Poli zootecnici e i piccoli agglomerati turistici.

In questo modo sono nati i Piani delle acque culminati in veri e propri acquedotti rurali.

Acquedotti che avevano  la portata di 6litri sec.

Era un rifiorire di iniziative mai dimenticate dalla programmazione annuale regionale.

Una programmazione mutuata sulle peculiarietà di sviluppo eco-sostenibile delle zone interne.

Tante stalle razionali e tanti presidi legali di macellazione(controllati severamente dai Veterinari delle Unità Sanitarie Locali)  sono nati in quel periodo.

Oggi lo sconquasso Fiat e la ricostruzione post sisma ha abortito tale sviluppo socio-economico e turistico-culturale.

Un aborto che è durato oltre trent’anni.

Un aborto che ha prodotto chiusure e assistenzialismi e furbizie condite da tracotanza oltremisura.

Per trent’anni siamo stati costretti a “subire” interventi calati dall’alto.

L’autodeterminazione degli anni settanta e il rigore di tante politiche rivenienti dai PS 33 sono del tutto evaporate.

Gli amministratori locali non hanno mai avuto il bandolo della matassa programmatoria.

Il coinvolgimento dei Sindaci è stato smorzato e non ha più creato il giusto effetto moltiplicatore zonale.

Moltiplicatore zonale che ha avuto la nefanda impostazione delle aree industriali.

Aree industriali nate da un iniquo concetto campanilistico avvalorato dai deliberati dei Consigli regionali dell’epoca.

Tutti dovevano avere nel proprio “pollaio” l’industrietta e il governo delle maestranze.

Così è avvenuto per un decennio.

I sindaci e i capi bastone hanno imperversato con il loro clientelismo orientando assunzioni e prodotti.

Dopo qualche anno di mera gestione consociativa…l’industria del mordi e fuggi ha prodotto il suo malefico risultato.

Risultato sotto gli occhi di tutti…deserto industriale e cimitero di fabbriche chiuse.

Oggi i Sindaci e le popolazioni delle aree interne hanno preso consapevolezza e dicono basta a queste brutture e a questi malsani diKtat.

Oggi con una certosina pazienza si riprende il cammino della programmazione socio-economica e turistico-culturale.

Programmazione che potrà da sola invertire l’attuale tendenza e dare identità a popolazioni ingiustamente sacrificate da decenni di malapolitica e da tanta  dose di approssimazione.

A Franco Arminio e ai Comuni del Vulture, confinanti con la sua Bisaccia, chiediamo di realizzare quell’umanesimo della Montagna e dell’accoglienza.

Questi Comuni sono  anni luce distanti dalle economie del Nord e auspicano un serio intervento dopo anni di incurie varie su  un inestimabile bene culturale come la Torre Angioina di Ruvo.

Torre Angioina squarciata in più punti in un quasi annunciato e imminente crollo.

Anche… Controsenso con il Notiziario ruvese sono stanchi  di inviare l’ennesimo SOS alla Regione e alla Soprintendenza ai Monumenti.

mauro.armando.tita@alice.it  

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