Melfi (Pz)

E i suoi simboli…..

di Mario Atzori

….”Noi che ai fastigi dell’Impero Romano e degli altri regni, la sola divina potenza sollevò oltre ciò che gli uomini avrebbero potuto sperare, volendo rendere diplicato quanto abbiamo avuto da Dio.”

Questo l’incipit (l’inizio) delle Costitutiones Regni Siciliae  promulgate a Melfi, nell’agosto del 1231, dall’ Imperatore Federico II.


Castello lato nord: in primo piano la torre dell’Imperatore

 

” E’ nostra intenzione mostrare le cose che sono, come sono”.
(Da arte venandi cum avibus, Federico II)

” Era un uomo scaltro, avaro, lussurioso, collerico e malvagio. Di tanto in tanto tuttavia rivelava anche buone qualità, quando era intenzionato a fare della sua benevolenza e liberalità: allora sapeva essere lieto, amabile, pieno di grazia e di nobili aspirazioni. Leggeva, scriveva, cantava e componeva melodie. Era bello e ben fatto, seppure di non alta statura. Infatti una volta lo vidi e per qualche tempo lo onorai.”
(Cronica, FRA SALIMBENE da Parma)

“…. tra i principi della terra il più grande, Federico, stupor mundi e miracoloso trasformatore”.
(MATTEO da Parigi)

“Il razionalismo e l’illuminismo di Federico vanno ben oltre il tempo in cui visse, e a buon diritto gli va riconosciuto la legittimità di “primo europeo” e primo cittadino del mondo”.
(Federcio II di Svevia, Eberhard Horst)

Il Castello di Melfi

 

Il Castello si presenta in una tale maestosità da accendere la fantasia dei viaggiatori stranieri del Settecento – Ottocento.

….” il castello, che noi raggiungiamo per una breve salita della strada è imponente anche in quest’ora silenziosa della notte. C’è un ponte levatoio con tanti cancelli, lugubri cortili, torri massicce, e maggiordomi con chiavi e cani feroci tutti i requisiti della fortezza feudale dei romanzi cavallereschi”……
(17 settembre 1847, viaggio in Basilicata di Edward Lear)

….” il castello domina la vista su tutta la città, ma non su una grande estensione di territorio, perchè una parte dell’orizzonte è completamente occupata dal vicino Vulture, e, la restante, da una serie di basse colline; così che il luogo della città sembra essere stato scelto per ragioni di sicurezza strategica”….
(viaggio in Basilicata di Edward Lear)


Centro storico di Melfi visto dalla Torre dello Stendardo

 

….” verso il paese il largo vallo ed il muro a scarpa ne aumentano la resistenza agli assalti mentre il ripidissimo declivo che scende fino alla Melfia fà considerare la posizione inespugnabile dal lato della campagna”.
(Il Castello di Melfi e la sua costruzione, Gaspare Lenzi, 1935)

La maestosità della struttura dimostra la grande intelligenza del costruttore nello sfruttare tutti gli elementi naturali di difesa. Il castello presenta diverse stratificazioni architettoniche:

– il nucleo più antico corrisponde alla parte centrale è cioè la pianta quadrata e le torri angolari. E’ la rocca normanna fatta costruire da Ruggero II nel 1129 sopra le rovine di una fortezza preesistente. Su questo nucleo Federico II commissiona opere di ampliamento nel periodo 1223-1225;

– la seconda fase è opera di Carlo I d’Angiò. Tra il 1277 e il 1284 vengono innalzate le tre torri pentagonali, le tre torri quadrate, costruita la sala del trono e la grande cisterna e completato il fossato;


Stemma caraccioliano (sec. XV) inserito nel muro esterno della Cappella Doria

– la terza fase vede l’intervento di Giovanni II Caracciolo (1449-1487) che si limita a dare al ponte la forma attuale abbattendo quello angioino e, soprattutto, la presente porta principale;

– l’ultima serie di lavori avviene con i Doria tra il 1549 e il 1570 con la trasformazione del maniero in palazzo governatoriale.

 


Antico ingresso angioino
sul lato ovest del castello


Monumento ai Papi, presso
il Convento dei Cappuccini

….” Siamo stati ricevuti con molto riguardo dal signor Vittorio Manassei, amministratore del principe Doria. Siamo stati fatti entrare in saloni sontuosi  che contrastano molto con i posti in cui ultimamente abbiano alloggiato. Tutt’ intorno ci sono specchi e mobili dorati, in tutto il pieno splendore dello stile baronale italiano”.
(viaggio in Basilicata di Edward Lear)



Particolare del Sarcofago di Rapolla
(seconda metà del II sec. d.C.)


Sarcofago di Rapolla proveniente
dalla villa romana di Albero in Piano

 

Oggi è sede del Museo Nazionale Archeologico del Melfese, istituito nel 1976 con l’esposizione di reperti archeologici datati dal IX al II secolo a. C..

Fra i vari reperti custoditi vi è il sarcofago di Rapolla della seconda metà del II secolo d. C. (ritrovato in località Albero in piano nel 1856). Decorato in Asia Minore, il candore del marmo e la bellezza delle sculture sono due elementi che danno al sarcofago un grande fascino.

Qui per motivi politici, vengono tenuti alcuni Concili dei papi Niccolò II (1059), Alessandro II (1067), Urbano II (1089), Pasquale II (1101).

Il potere ecclesiastico è qui molto forte e da questi i Normanni ricevono terre e privilegi.

I Nuovi conquistatori hanno bisogno di precisi appoggi politici per la loro strategia di espansione e il papato necessita di un “braccio secolare” per la penetrazione della Chiesa Latina nel Sud tenuta dal Bizantini e in Sicilia dagli Arabi.

In tale contesto Roberto il Guiscardo (l’astuto, 1045 – 1085) nell’inaugurare una “politica di oblio, di tolleranza e di conciliazione” (Lénormant, 1883) dà l’avvio alla costruzione della cattedrale.

La cattedrale di Melfi

 

I lavori iniziano nel 1076 e terminano nel 1153 sotto re Ruggero II d’Altavilla.

La chiesa è intitolata a S. Pietro  poi a S. Maria Assunta. L’impianto interno dell’edificio a croce latina. Esso è a tre navate separate da una serie di arcate a tutto sesto sorrette da pilastri quadrati.

Nei secoli successivi la chiesa subisce numerosi interventi e restauri.

Il più radicale risale al 1723 successivamente ai gravi danni causati dal violento terremoto del 1694.

Durante l’opera di ricostruzione monsignor Spinelli fa sostituire la monumentale facciata normanna del 1153 con una nuova costruita su disegno del melfitano Nicola Pilato.

E’ una delle più belle facciate esistenti nella regione. Il suo lato destro è contiguo al palazzo vescovile rifatto nel 1700 da un antico edificio dell’anno Mille.

Sul lato sinistro si erge il campanile.

E’ l’unico elemento che non subisce cambiamenti strutturali. La sua costruzione si deve a Ruggero II che lo commissiona a Noslo de Remerio.

E’ il 1153. La data e il nome del re sono contenuti in una lapide posta alla base del campanile.


Cinta muraria lungo via Federico II di Svevia

Porta venosina

 

I Normanni, nel decidere di rendere Melfi, capitale del loro regno, dotano la città di fortificazioni.

Roberto il Guiscardo rafforza l’antico nucleo bizantino e, soprattutto, innalza una cinta muraria.

Essa, con le sue cinque porte, raggiunge dimensioni sconosciute per il suo periodo.

L’attuale costruzione è, però, un rifacimento successivo operato da Giovanni II Caracciolo negli anni 1456-1460.

L’unico ingresso sopravvissuto alla violenza del terremoto del 1851 è Porta Venosina, risalente ai tempi di Federico II.

….” non è facile trovare tanti elementi suggestivi in uno spazio così limitato; nemmeno in Italia”.
( viaggio in Basilicata di Edward Lear)

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