Monticchio (Atella-Rionero)

(Un antico legame tra natura e storia)
di Mario ATZORI

….raggiunto il versante occidentale della collina, ci siamo addentrati in bellissimi boschi di faggio, di cui la foltezza e dimensioni aumentava man mano che avanzavamo. Dopo aver attraversato queste foreste ombreggiate, il sentiero piega vero l’interno di una profonda valletta, anticamente cratere principale del vulcano.

Di li a poco, tra i rami degli alti alberi, si poteva scorgere il luccichio dei laghi di Monticchio, nelle cui acque si specchia il monastero di S. Michele. Modello più perfetto  di solitudine monastica è inimmaginabile…..

28 settembre 1847 –  Viaggio in Basilicata di Edward Lear

Dopo il crollo dell’Abbazia di S. Ippolito (1456), alcuni monaci Agostiniani si raccolsero intorno all’antico cenobio basiliano.

L’antro posto a picco sulle rupi, ricco di acque e impreziosito dalla sacre immagini, offriva suggestioni che ricordavano la grotta di di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, dove pure era apparso l’Arcangelo S. Michele:

“Se v’è luogo delle Puglie, in cui tutto concorreva per una pronta imitazione del santuario garganico, è certo l’alta caverna del Vulture, a piombo sul cratere, forse già sacra al dio tonante del paganesimo, ove tanti occhi dovevano credere di aver visto apparire, calpestare il terribile drago, la giovine luminosa immagine dell’Arcangelo guerriero…..”

G. Fortunato, La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani, 1904

Le foto del Monastero di S. Michele

 

Nella chiesa dell’Abbazia domina l’enorme antro di S. Michele dove si offre alla vista del visitatore, salendo alcuni gradoni, l’antichissima edicola con affreschi in stile bizantino.

Presso l’immagine della Vergine e del Cristo vi sono due sigle greche che significato, una “Madre di Dio” e l’altra “Cristo”.

 

Edicola, particolare (sec x)

Edicola (sec x)

 

Sull’istmo che separa i due laghi, vi sono le rovine di un antico edificio di culto risalente all’epoca paleocristiana, frequentato per secoli dai Benedettini: l’Abbazia di Sant’Ippolito.

Intorno all’anno Mille, mentre maturava la divisione tra la Chiesa latina di Roma e quella Ortodossa di Costantinopoli, l’area del Vulture era contesa tra Bizantini, Longobardi e Normanni.

Gli eremi Basiliani e Benedettini che si fronteggiavano sulle rive del Lago Piccolo si trovarono così nel mezzo dello scontro tra Occidente e Oriente:

“…. che fosca serie di anni, in mezzo a quel putiferino, a quel viavai continuo di bizantini contro indigeni, d’indigeni contro sé stessi a servizio  di poche decrepite famiglie già longobarde, di musulmani di Sicilia, chiamati dal popolo saracini, di foraggiatori o di saccheggiatori paesani, i più temibili, contro tutti e contro tutto! Non passa mese, su a Monticchio, che non si dà all’ armi”.

G. Fortunato, La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani, 1904.


Sant’ Ippolito Abbazia


Nel 1041, con l’affermarsi del dominio normanno a Melfi, cambiò l’equilibrio tra i monaci dei due ordini rivali:

“…. assai più intolleranti dé basiliani, i benedettini dovettero particolarmente pensare innanzi tutto a liberarsi della incresciosa presenza dei confratelli di rito greco; restar soli, senza emuli, senza competitori, senza spie: questa forse la prima concessione che chiesero a Guglielmo Braccio di Ferro, la prima che ottennero da Roberto il Guiscardo”.

G. Fortunato, La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani, 1904.

Foresta di Monticchio e Lago Piccolo

La foresta di Monticchio era un tempo molto più estesa, e nel medio evo fu il teatro delle gesta dei cavalieri normanni, svevi e angioini, vide l’alternarsi dei monaci bizantino-orotodossi e dei benedettini, e per circa quattro secoli fu il rifugio prediletto dei temuti briganti, fino all’Unità d’Italia.

Nel 1869 il botanico Terracciano descrisse il paesaggio vegetale del Vulture, catalogando ben 977 piante presenti. Ancora oggi la Foresta conserva un eccezionale valore naturalistico, nonostante il disboscamento subito dalla fine del 1800 ai primi del secolo scorso, che ne ha dimezzato la superficie alberata.

“Il patrimonio forestale del Vulture non interessò soltanto i botanici ed escursionisti, ma anche una genìa di uomini d’affari, faccendieri italiani e stranieri…….

La foresta di Monticchio, estesa su 5300 ettari, transitata al Demanio dello stato, una volta liberalizzata e quotizzata per la vendita dal Ministro Quintino Sella, divenne oggetto di sfruttamento da parte di una società franco-svizzera convenzionata con lo Stato italiano per realizzare la tratta ferroviaria Rocchetta-Santa Venere, subendo così nel corso dell’Ottocento una notevole riduzione della superficie boschiva sino all’attuale estensione di 2400 ettari circa”.

G. Settembrini, Il viaggio e l’evento – Il Monte Vulture, Appia 2, Venosa, 1995

Monte S. Michele visto dal Lago Grande

In autunno dalle rive dei due laghi è possibile osservare le principali formazioni vegetali comprese nella Riserva Naturale ed il fenomeno dell’ inversione delle fasce climatiche.

Volgendo lo squardo verso il monte S. Michele, che sovrasta l’Abbazia, si notano macchie di vegetazione più scura, abbarbicata sulle rupi: si tratta di lecci, dalle foglie sempreverdi.

Di colore scuro sono anche alcuni nuclei di conifere di impianto artificiale.

Il fogliame della faggeta mostra sfumature rosse e gialle, più vivaci di quelle della cerreta posta sulle cime. Altri sprazzi di colore sono dati dal fogliame di aceri, agrifogli, noci e castagni, che impreziosiscono la composizione delle essenze arboree della Foresta.

 

Successione tipica delle fasce climatiche

Inversione delle fasce climatico-vegetazionali sul Monte Vulture

Sul  Vulture (dai 250 m., del greto dell’Ofanto, ai 1326 m. della vetta) la normale successione delle fasce climatiche presenta alcune anomalie, dovute anche all’azione termoregolatrice dei laghi che crea particolari microclimi sui versanti interni del massiccio.

Tale fenomeno, detto inversione delle fasce climatiche, consiste nella presenza di quercia a quote superiori del faggio; da notare anche la coesistenza del faggio col leccio.

Fenomeni analoghi si registrano, per tutto il Meridione, solo nel Gargano e a Valletta delle Pianelle, presso Martina Franca (TA).

Ninfee nel Lago Grande

Monticchio è l’unico luogo della Basilicata (e uno dei pochi dell’intero Meridione) in cui la ninfea, Nimphaea alba, vegeta spontaneamente; raccogliere i suoi bianchi fiori, oltre che proibito, è un atto che impoverisce la natura del luogo.

Notizie tratte da: Monticchio e il Vulture, guida all’Area Protetta.

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