Palazzo delle Meraviglie

Palazzo delle Meraviglie , (novembre 2014, n°2)

“…bisogna promuovere la cultura perché la mancanza di essa genera vizi e miseria.”
Agostino d’Errico – Palazzo San Gervasio – maggio 1853

Un palazzo dove si faceva la Storia, dove Giustino Fortunato era accolto come un amico fraterno e la Lucania e il problema del Mezzogiorno erano in primo piano.

Agostino D’Errico e suo figlio Camillo vollero quindi che la casa palazziata, pur semplice nelle linee essenziali che evitavano magniloquenze formali, orpelli e richiami al passato, fosse un luogo di cultura dove leggere i più famosi capolavori della letteratura e ammirare i dipinti appartenenti alle più importanti scuole pittoriche del Seicento e del Settecento, che man mano arricchivano la collezione privata.

Il 2 novembre 1897, due giorni dopo la sua morte, Camillo d’Errico lasciava alla comunità di Palazzo San Gervasio la più grande raccolta d’arte privata del Meridione: 298 tele del XVII e XVIII sec., 500 stampe dello stesso periodo, 8.000 volumi della sua biblioteca (alcune serie uniche al mondo), più due palazzi prospicienti.

Camillo d’Errico fu uno dei più illuminati esponenti della sua famiglia, di nobili e antiche origini, proveniente da San Chirico nel Lagonegrese.

Sindaco di Palazzo nel periodo postunitario, favorì il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi concittadini con una serie di provvedimenti: introdusse l’illuminazione elettrica (uno dei primi comuni del Sud a esserne dotato), sistemò le strade, ampliò il cimitero, fondò una biblioteca comunale nel 1893.

Ed oggi?

In questo particolare momento storico siamo ben lieti di celebrare il centenario dell’Ente Morale Camillo D’Errico che da cento anni si prodiga alla conservazione e condivisione del sogno di un uomo illuminato.

Si è infatti da poco conclusa la mostra “Camillo D’Errico. Le passioni di un collezionista.” sita appunto in Palazzo D’Errico a Palazzo San Gervasio (Pz), a cura della Soprintendenza per I Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata e dell’Università degli Studi di Basilicata.

Ingresso rigorosamente gratuito ed il tutto impeccabilmente ed appassionatamente gestito dai volontari dell’Ente Morale.

Un regalo ed un’opportunità da non perdere! Ma non rabbuiatevi perché se per qualche motivo quest’anno non siete riusciti a godere di quest’evento, il prossimo anno nel periodo che va dalla fine di giugno all’inizio di novembre l’Ente Morale di Palazzo D’Errico in collaborazione con la Sovrintendenza proporrà una nuova mostra con altri capolavori restaurati.

Così estasiati percorriamo i corridoi dagli alti soffitti del palazzo seguiti dallo sguardo fiero e misterioso della “Contadina” di Gaspare Traversi (1722-1770), detta la “Gioconda del Mezzogiorno”, che con la sua eleganza ed il suo portamento ha il carattere di una regina.

Giriamo l’angolo solo per  essere stupiti dalla dimensione e dalla potenza narrativa di memoria caravaggesca dal “Giacobbe contempla la tunica del figlio Giuseppe” di Aniello Falcone (1607-1656), dove allungando una mano sembra di poter sentire la consistenza della stoffa del panneggio bianco che copre il capo di uno dei personaggi.

Con mistero ci avviciniamo alla “Maddalena Penitente” di Hendrick van Sommer (1615-1685), che come a celare antichi segreti guarda al di là dell’attonito spettatore.

Novelli viaggiatori ci inoltriamo tra le “Vedute con rovine” di Leonardo Coccorante (1680-1750), carichi di sogni nel desiderare di salpare in quel mare dipinto per scoprire nuovi orizzonti e crepuscoli selvaggi.

Sediamo con gli occhi dinanzi alla tavola imbandita di “Natura in posa con frutta, verdura, fioriera e colomba in volo” attribuito a Luca Forte (1605 ca.-1660 ca.), e riposiamo con Sebastiano Conca e bottega (1680-1764) con “Riposo durante la fuga in Egitto”.

Il tutto sotto lo sguardo vigile del ritratto di Camillo D’Errico del venosino Giacomo di Chirico (1844-1883).

E ancora e ancora tanto ci attende nelle sale di questo Palazzo delle Meraviglie.

Lode dunque a Camillo D’Errico perché considerava, in anticipo sui tempi, questo patrimonio privato, frutto della sua passione oltre che dei suoi oculati investimenti, un “bene comune” e ai suoi novelli e indefessi cavalieri che si prodigano alla custodia di un fuoco e non alla mera adorazione della cenere.

Sono queste le eccellenze che portano la Basilicata nel futuro, terra ricca e meravigliosa che tuttavia già nell’etimo del suo nome ha inscritto il vassallaggio ad un “Basileus”, una terra sottomessa che oggi lentamente si risveglia e fa parlare di sé grazie al suo patrimonio culturale e naturalistico, nel rispetto e la salvaguardia di un territorio che troppe volte la storia italiana ha relegato ai confini dello sviluppo economico e sociale a causa di scelte politiche sbagliate o d’interesse o prese soltanto nei piani “alti”.

Articolo e foto di Astore Rosso.{jcomments on} prolocoruvo

Visitando il Palazzo D’Errico
(cliccare sulla foto o sulla scritta per ingrandire)

L’atrio d’ingresso

La locandina della mostra

Quattro intrepidi visitatori

Camillo D’Errico

“Riposo durante la fuga in Egitto”
di Sebastiano Conca

La “Contadina”
di Gaspare Traversi

Ritratto di Emanuela vecchio
di Francesco De Mura

“Vedute con Rovine”
di Leonardo Coccorante

“Vedute con Rovine”
di Leonardo Coccorante

“Maddalena Penitente”
di Hendrick van Sommer

Sala del Palazzo D’Errico

“Natura in posa con frutta,
verdura, fioriera e colomba in volo”
attribuito a Luca Forte

“La Carità”
di Nicola Vaccaro

“Giacobbe contempla
la tunica del figlio Giuseppe”
di Aniello Falcone

Particolare del Giacobbe

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