Reddito minimo garantito “non assistenziale” con una “Economia lucana” più competitiva e meno familistica

Ancora una volta la Val d’Agri viene umiliata.

Non sono bastate le nostre  amare denunce (comprese la vasta eco  suscitata da Striscia e riportata su Controsenso),l’ENI ha assunto cinquanta addetti, tutti rigidamente fuori dalla Val d’Agri.

E’ un dejà vu stucchevole e desolante in una realtà che continua a macinare disoccupati.

A tutto ciò fa da contraltare il dibattito vigoroso  scaturito dai Grillini e dal nostro consigliere regionale  Romaniello sul reddito minimo garantito.

Un reddito minimo garantito che trovava, qualche tempo fa, un giudizio negativo, perfino, nel democratico bindiano Salvatore Russillo.

Il Russillo, segretario di Bindi, sosteneva che dovevamo evitare  ciò che era  accaduto per i redditi ponte, per i tirocini e via scorrendo, con i formatori pagati quasi quanto l’intero blocco dei formandi senza poi nessuno serio  sbocco occupazionale concreto.

Con queste premesse vogliamo provare a fare delle proposte concrete partendo da una cruda realtà formativa.

Da secoli la F.P. lucana ha abbandonato la progettazione finalizzata all’occupazione concreta per scegliere l’ambigua e fatua occupabilità.

Da secoli  anche sulle pagine di Controsenso e con tanta noia sosteniamo che è scandaloso avere più Enti di Formazione iscritti agli Albi della Regione Basilicata che in quelli dell’Emilia Romagna.

E’ scandaloso avere  una forbice  della F. P lucana tutta vocata alla gestione e poco alla formazione dei formandi.

Le tante idee concrete  scaturite da un serio dibattito sulla stampa locale si scontrano con i vizietti di sempre.

Vogliamo credere nella buona volontà di qualche amministratore regionale serio  dopo l’ultima cruda indagine sulle varie  “povertà” lucane.

Siamo stati fino a qualche editoriale fa  a denunciare nomine, franchigie,prebende  e incarichi da vecchio apparato.

Per fortuna vi è Papa Francesco  che ci parla di tenerezza e bene comune.

La politica deve svecchiarsi anche in Basilicata, soprattutto nelle vecchie nomenclature della sinistra più radicale (vedi SEL e Rifondazione).

Il Convegno LUISS Regione- Confindustria  “Generare, Selezionare e Cambiare la nuova classe dirigente ”   di qualche tempo fa aveva prodotto una vasta eco nell’opinione pubblica più sensibile e più critica.

Quell’opinione pubblica che non si riconosceva  nei partiti, ma,  al contrario, era tanto propositiva non perdeva  occasione di manifestarsi sulle pagine di Controsenso.

E’  una grande platea che si espande a macchia d’olio, che si indigna  e pretende  rispetto e diritti.

Un opinione pubblica lucana fatta non solo di grillini ,ma, di tanti piccoli imprenditori, che cresce  a dismisura nell’indifferenza delle Istituzioni regionali.

Francesco Giavazzi in un suo editoriale di qualche tempo fa invitiva i politici  a  farsi ospitare dalle piccole imprese di successo  per comprendere  che cosa significhino  in concreto talento, eccellenza, merito, concorrenza.

Tante piccole imprese lucane possono garantire un reddito minimo ai giovani con un Patto sociale serio che parta dalla validità del  dell’attuale guscio vuoto “Generazioni 2015” Che cosa vuol dire “decidere e rischiare” in Basilicata?

Che cosa vuol dire “bene comune” in Basilicata.

Purtroppo, lo dico con profondo rammarico, in Basilicata è difficile avere  un’idea dell’interesse generale.

Lo hanno confermato gli atti e i fatti politici  di questi bollenti ultimi mesi sulle nomine di apparato nel sottogoverno regionale.

Apparato rigidamente vocato alla partitocrazia compresi i moribondi Verdi lucani.

Uno dei grandi mali del Mezzogiorno e della nostra regione ,in particolare , lo comprese Banfield nei lontani anni cinquanta (mi spiace tanto ripetermi noiosamente)è senza dubbio, ancora oggi,   “il familismo”.

Un familismo che ha generato un bieco assistenzialismo duro a morire.

Lo sotenevo e  lo confermo da secoli, pure io.

Le franchigie per i soliti noti sono “a vita”.

Dove sono finite le dichiarazioni del centro sinistra prodiano, una  politica seria di governo si misura su una indubbia “missione rigeneratrice”.

Una “mission” in grado di  perequare tante distorsioni e tante disgustose e non più tollerabili ingiustizie.

Doveva essere la prima missione di  un governo di centro sinistra che si rispetti.

Lo diciamo da sempre che siamo stanchi di assistere, pavidamente,  ad una realtà,   dove  non vi  sono che  presenze di “middlescents o figli d’arte” , nei “gangli di potere” o negli “spicchi” della società lucana e meridionale  che conta.

Che strane coincidenze?

Un pullulare di “discendenze” che condiziona enormemente il gracile sistema economico  meridionale e lucano, in particolare.

Fanno scalpore i figli d’arte negli uffici regionali,del sottogoverno e dell’Unioncamere e fa più scalpore  il cinismo di tanti giovani studenti universitari rassegnati e pavidi.

Aver per tanti anni finanziato con la 488 una ” fragile economia informale” e un  “localismo economico garantito” come quello lucano  ha creato una sorta di “blocco” che si è protratto per diversi anni, fino ai giorni nostri, senza aver creato alcun serio  “effetto moltiplicatore”.

Siamo vissuti e stiamo vivendo  con serie  contraddizioni di  mercato, lo vogliamo ribadire a Basilicata Innovazione ,che vedono la  Fiat “guidare” l’ intera economia e il “PIL” lucano.

Un PIL che fa leva sulle esportazioni della grande industria  e che ha   poco da spartire con il nostro “localismo” produttivo e con le nostre piccole e medie realtà industriali ed artigianali.

Non siamo mai riusciti ad  imporre il nostro tessuto connettivo e produttivo.

Oggi, più di prima,  Giavazzi ci insegna che ” piccolo è bello”,  a condizione che prevalga talento, concorrenza e ricerca continua.

L’ultimo SOS lanciato da tanti giovani lucani  delusi e rassegnati,  va in questa direzione.

Abbiamo tralasciato una seria  politica sui nostri prodotti di nicchia, che si sono sempre più sfaldati nel “mercato globale”.

Ora nutriamo  grazie alla caparbietà dimostrata da tanti giovani imprenditori, fuori tribù, una  residua  speranza sulla “rifondazione della nostra economia basata sulla PMI”, con un vero sistema di trasporti, di telecomunicazioni e di ricerca”.

Dobbiamo supportare una nuova  economia di consumi non  più voluttuari e fare leva su  veri imprenditori che orientino i loro prodotti verso nuovi mercati e  concorrenza.

Solo questa nuova “metodologia”  potr superare  familismi e  corporazioni sempre in agguato e attivare un reddito minimo garatito partendo dalle nostre PMI.

Un mercato siffatto , “aperto, protagonista e vincente” potrà creare vera  innovazione  di processo e di prodotto e vera ricerca , uscendo definitivamente da un mercato precario e poco garantito per il  futuro.

Per fare questo occorre garantire un reddito minimo certo  ai giovani disocupati lucani investendo concretamente ,però,  sui nuovi manager e sulle nuove professioni in grado di:

1) imporre alla politica di fare un passo indietro e di aumentare concretamente un nuovo “tasso” di riformismo;

2) consentire ai grandi patrimoni di investire in Basilicata  sulle nuove professioni;

3) invertire  definitivamente la  marcia  dell’intreccio  “familistico”.

Riusciremo in questo intento e a dotare di un reddito minimo garantito ai disoccupati lucani, se, all’interno delle imprese e della società lucana, sarà avvertita l’esigenza di promuovere una nuova stagione di offerte economiche con Imprese  capaci di inserirsi  concretamente  nel mercato globale e capaci ,soprattutto,  di dare un taglio definitivo alla  ricerca spasmodica di “incentivi a pioggia”  aprendo a un futuro che faccia leva seriamente e concretamente su: “Competitività, Meritocrazia, DIRITTI”.

Diritti, ormai perduti e non più ritrovati, da tempo immemore.

mauro.armando.tita@alice.it

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