Rivolta morale contro la paura

Cari Amici fraterni ruvesi, vorrei dedicare questo pezzo a un eroe dei nostri giorni: Don Peppino Diana.

Fra qualche settimana (il 19 marzo) sarà celebrato il ventesimo anniversario della morte di Don Peppino Diana, il prete barbaramente ucciso dalla camorra durante la Santa Messa.

Ci sarà una lunga e stupenda kermesse organizzata da Azione Cattolica, Libera, Comunità di Sant’Egidio, istituzioni varie e tanti altri soggetti pubblici e privati, non, ultimo, il Comune di Casal di Principe.

S’ inizia con un atteso incontro (giovedi 6 marzo) al seminario di Aversa dall’intrigante titolo “Educatori: Ministri di speranza per gli altri”.

Don Peppino Diana non appartiene solo ai casalesi.

Venti anni fa veniva barbaramente assassinato Don Peppino Diana, un prete umile che aveva a cuore le sorti della gente povera del casertano.

Don Peppino come Don Pino Puglisi auspicavano una RIVOLTA morale contro la paura, la vergogna e la tracotanza della criminalità organizzata e dei poteri occulti disseminati nel nostro meridione.

Don Peppino Diana credeva che il riscatto delle popolazioni campane dalla camorra potesse invertire la tendenza di una esistenza grama e degradata.

Don Peppino riportava sempre nelle sue omelie il dubbioso interrogativo di don Tonino Bello (altro bell’esempio di grande  umiltà): “Dio da che parte sta?”.

La sua morte scolpita nella nostra memoria ci aveva davvero impressionato.

Per  queste serie ragioni a distanza di vent’anni  ci preme richiamare, l’attenzione sulla Cittadinanza giovanile lucana, stanchi, come siamo, dell’ingiusto ripetersi delle tante fragilità della società lucana formata sempre più da una marea di deboli ragazzi adolescenti, di giovani precari, di “operai mobilitati e cassintegrati” senza speranza o di disoccupatidi lunga durata  senza futuro.

Problema serio sempre rinviato e molto sottovalutato in Basilicata.

Ripercorrere il cammino di Don Diana significa per noi uomini di buona volontà riprendere il sempre attuale tema di ” giovani, democrazia  e legalità “.

Per noi è diventato una sorta di “chiodo fisso”.

L’ “aventiniano” comportamento di tanti giovani lucani  non è più auspicabile.

Laddove i giovani sono stati considerati  cittadini attivi e potenzialmente capaci di proporre idee  si sono create iniziative, forum, consulte, progettualità del privato-sociale, coordinamenti e progetti innovativi.

I giornali locali che ospitano  giornalmente seri approfondimenti di giovani lucani direttamente coinvolti nel mondo della politica, dell’imprenditoria, dell’Università e, purtroppo, anche del precariato non hanno mai approfondito il tema della legalità nel Pianeta Giovani Lucano.

Al contrario, però, dobbiamo ammetterlo il nostro “angolo” ha sempre colto la forte motivazione al cambiamento delle nuove generazioni lucane e la consapevolezza degli stessi giovani pronti a gestire la cosa pubblica, senza l’uso di particolari “tabulati ideologici”.

Gioventù sana che non vuole più delegare al politico di turno e che vorrebbe superare del tutto la “logica burocratica” della partitocrazia.

Gioventù pulita che vuole realizzare concretamente un  serio percorso politico.

Gioventù positivache vuole “responsabilizzarsi e credere in una società legale e democratica”, partendo dalla nostra amata Costituzione, e forse, dal NUOVO STATUTO regionale (si spera nel prossimo varo dopo oltre quarant’anni di vergognoso “ammollo”).

Gioventù  costruttrice di “valori e di impegni  fattivi” come lo desideravano Don Peppino Diana e Don Pino Puglisi.

Gioventù che ama la propria terra.

Su questi principi di legalità molti giovani lucani  vogliono la rifondazione della politica.

La legalità è sicurezza per chi vuole investire.

La legalità è vivere democratico.

La legalità è un liberarci dalle spine.La legalità pretende  partecipazione e collaborazione.

La legalità chiude con l’assistenzialismo e con quei comportamenti non più accettabili.

La legalità fa prevalere la cultura, quella vera, non quella ingessata da ipocrisie e da “borie di sistema”.

La legalità propone idee e progetti condivisi.La legalità emargina l’affare e la clientela.

La legalità va incontro al futuro.

La  legalità  impone una presenza capillare di molti giovani in tutte le Amministrazioni locali della Basilicata, per  prevenire ulteriori disagi ai fragili e  inermi cittadini dei Comuni montani.La legalità emargina i furbi e i demagoghi di sempre.

La legalità crea finalmente quella “rete” di partecipazione tra Istituzioni locali e Associazionismo impegnato (Libera, Caritas, Arci, Acli, “Avviso Pubblico”, Iter/ANCI  “Diritti al futuro” ecc.) anche in Basilicata.

Una “rete” a misura di Don Peppino e don Pino Puglisi che dovrà  far uscire gli Enti Locali da una secca di “paranoia e di assistenzialismo”, che mal si conciliano con la fattiva presenza giovanile sul territorio.

Noi speriamo che la tremenda rassegnazione e il tremendo abbandono morale che pervadono il negativo quotidiano dei nostri borghi non abbiano più il sopravvento.

Questa ventata e questa freschezza giovanile devono essere propedeutiche, all’auspicato protagonismo delle nostre aree interne, per troppi decenni, sacrificate da un mancato e ingiusto sviluppo socio-economico.

Noi ci saremo e con grande attenzione seguiremo questi importanti “segnali” di cambiamento.

Sarà  uno degli ultimi SOS che si potranno lanciare in questa direzione.

I giovani di Locri, i giovani di Libera e di Legambiente, i giovani di Avviso pubblico e  i giovani del Progetto “Liberarci dalle spine” sono e saranno  la nostra autentica speranza per il futuro.

E’ necessario che, questa consapevolezza diventi patrimonio della politica e delle istituzioni, regionali, in primis, e che venga tradotto in impegno e scelte concrete.

Solo così si onora la memoria di Don Peppino Diana.

Solo così si genera  una nuova cultura del vivere e del bene comune.

Un vivere che dà senso alle esistenze di ciascuno di noi.

Solo così possiamo dire che il sacrificio di Don Peppino Diana non è stato inutile.

mauro.armando.tita@alice.it

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